La colpa è del capitalismo

Si è sollevata una polemica riguardo alle recenti pubblicità di un nuovo modello di auto: la Lancia Delta. Sempre che si possa usare l’aggettivo “nuovo” per un’auto il cui primo modello uscì nel 1979. Ma non ci frega un emerito cazzo di questo dettaglio. In fondo viviamo in un periodo di paura e incertezza nel quale si attinge a piene mani dai repertori del passato in ogni ambito della cultura umana. Tanto vale ripigliare la Cinquecento, la Tipo e, adesso, la Delta. Sono stereotipi che danno sicurezza, come gli orrendi videogiochi a 8 bit, gli stupidi film di Vanzina e i riprovevoli dischi in Vinile che, non si sa per quale motivo, hanno sempre un suono migliore (nota: spiacente di rovinarvi l’illusione, ma non è vero che hanno un suono migliore).
Ma eravamo qui per parlare di pubblicità sessista, maschilista. Perché queste sono le accuse. Gli slogan per la Lancia Delta recitano frasi come:

Fine primo tempo: quando dopo una sessione di shopping finalmente ti siedi al bistrot per un drink. (#IlCalcioDelleDonne)

Nella foto: una affascinante donna con occhiali da diva e cappellone a falde larghe che faticosamente trasporta un busta piena (immaginiamo) di pesanti abiti alla moda. O scarpe. Il tutto fa leva sul gioco del Calcio e sul relativo campionato in corso.
E via di questo passo:

Cambio: quando il tuo tacco si spezza e devi passare alle scarpe basse. (#IlCalcioDelleDonne)

A parte il fatto che questi slogan mi fanno incazzare perché sono classisti, prima ancora di ogni altra cosa. Il primo in particolare: dopo una sessione di cosa ti fermi dove? Una sessione?! Requisita la busta di abiti, sequestrato il borsello e via, in galera. I tuoi averi appartengono al popolo, ora.
Ma analizzati con un minimo di autocontrollo, non si può che riconoscere che sono fatti bene. Costruiti da gente competente che ha ben chiaro un obiettivo: stimolare il desiderio di acquistare quel cesso di automobile. Come si raggiunge questo obiettivo? Guadagnando l’attenzione delle persone che appartengono ad un segmento di popolazione per il quale le caratteristiche del cesso sono interessanti.
A chi voglio vendere il cesso? A uomini con disponibilità di soldi. Uomini ai quali piace violare i limiti di velocità, sorpassare a cazzo di cane, passare col giallo e, possibilmente, con il rosso. Sfrecciare in corsia preferenziale arrotando pedoni e ciclisti. Guidare ubriachi che tanto meglio io da briaco che voi da sobri. Suonare forte il clacson quando lo stronzo davanti ha una incertezza. Incazzarsi quando lo stronzo davanti frena e loro rischiano di tamponarlo (la colpa è, ovviamente, dello stronzo che frena). Uomini che sono convinti delle loro sviluppate capacità guidatorie. Uomini che gridano la parola “Froci!” o “Finocchi!” sul luogo di lavoro, senza nemmeno porsi il problema che forse, in un ufficio di 30 persone, ci potrebbe pure essere un omosessuale.

Il problema che il povero pubblicitario deve porsi è: esiste un “mercato” del genere in Italia? Ma porca troia, ma certo che esiste! Non prendiamoci per il culo. Lo so io, lo sapete voi, lo sanno i pubblicitari che un mercato così esiste, in Italia. Ed è consistente. E come si attira l’attenzione di un mercato del genere?

Ecco fatto. Adesso prendetevela pure con i pubblicitari, adesso, questi abietti, malvagi, perfidi, sconsiderati manipolatori infami. Ma pensate pure al fatto che il problema, qui, è che ci sono persone (i pubblicitari) che padroneggiano una certa tecnica e non fanno altro che applicarla al contesto sociale nel quale devono lavorare.

Questa campagna pubblicitaria, con tutte le critiche che attira, aumenterà oppure ostacolerà le vendite della vomitevole Lancia Delta? Chissà.
Date pure la colpa ai pubblicitari, gente cattiva che si approfitta di ingenui fanciulleschi acquirenti. Ma non vi fanno un po’ schifo pure gli italiani, nel loro complesso? Non vi fa pure un po’ schifo il capitalismo che alimenta (e si nutre di) questi circoli viziosi?
Poi fate voi.

Le Grandi Domande Proporzionate

Di fronte alle telecamere, come sempre dispiegate con precisione marziale, Salvini dichiara:

sono personalmente favorevole alla legalizzazione della prostituzione perché fino a prova contraria il sesso non fa male la cannabis sì

Vallo a chiedere a tua sorella, Salvini, se davvero il sesso non fa male. L’ultima volta mi pareva che dicesse qualcosa di diverso…

Avevo un collega che…

Nella mia precedente occupazione aziendale avevo un collega che, per rispettare la sua privatezza, chiameremo J.J. (nel seguito “JJ”, da pronunciarsi géigéi). “Privatezza” è un neologismo sdoganato da Umberto Eco nelle sue due più recenti Bustine di Minerva, sicché sono a cavallo delle spalle dei giganti e non mi potete rompere il cazzo per questa parola bizzarra. che vi mando pure affanculo se ci provate.

egli era rinomato, nella cerchia dei colleghi a più stretto contatto con lui, per la sua… come chiamarla… presunta scarsa propensione all’igiene personale. si noti il “presunta”. si noti altresì che in questo articolo mi compiaccio di usare la virgola in maniera corretta o presunta tale, sebbene non indulga nella maiuscola dopo il punto. ma sticazzi. torniamo a JJ.

il mio primo incontro con JJ avvenne durante un malaugurato giorno di sciopero dell’azienda X, presso la cui sede JJ lavora come consulente informatico. quel giorno JJ ci raggiunse presso la sede di AAVV, la nostra azienda, e condivise con noi l’intera giornata lavorativa. mi ricordo di aver più volte pronunciato con enfasi e a voce alta le frasi “madonna che puzza di morto, sembra che ci sia una cazzo di balena morta“; e: “ma che cazzo è sto puzzo di fogna madonna è insopportabile apriamo una finestra“; e pure: “crrristo che schifo oggi c’è qualcosa che non va con i cessi sento un puzzo di sentina da stamattina“; e fermiamoci qui.

tutto questo prima che qualcuno mi facesse notare, non senza malcelato imbarazzo, che il “puzzo di balena arenata morta putrefatta” proveniva per l’appunto dal nostro amato collega JJ.

JJ non è una di quelle persone che naturalmente tenderesti a detestare. JJ è affabile, cordiale, inclusivo. JJ, se può, ti aiuta. JJ esce pure un’ora dopo, senza segnare straordinari, per darti una mano, se c’è bisogno. JJ ha una personalità che si integra bene nei gruppi. JJ si offre volontario per il plotone di esecuzione, per dire.

ma allora perché tutti lo evitano? se la sarà pure posta questa domanda, no? perché tutti troncano le conversazioni a metà? perché tutti gli stanno a distanza?

si narra che un giorno il Signor Mantice (altro soprannome) lo abbia inviato a passare prima di lui attraverso una porta e, nel fare questo, gli abbia amichevolmente appoggiato la meno destra sulla schiena, dando la tipica spinta simbolica di incoraggiamento. ritratta la mano, il Signor Mantice la osservò con schifo e cercò poi di strofinarla con energia sul fianco, come si fa quando si tocca qualcosa di particolarmente unto e schifoso.

ecco perché le persone evitano JJ. JJ è fuori dalla nostra cultura. è un reietto. lo fa per scelta? lo fa perché vittima delle sue stesse abitudini? se ne rende conto? siamo noi ad essere troppo schizzinosi, troppo sensibili? in questo, come in molti altri casi, vale la regola di Gandalf, mai rivelatasi sbagliata: quando sei in dubbio, segui il tuo naso.

Recensioni lampo

Cannibal Corpse – Torture

Nel loro genere, restano i migliori. Torture è sorprendente per la voglia che ti mette addosso di riascoltarlo ancora, e ancora, e ancora. Una caratteristica se non altro rara, in un album che è inconfondibilmente Brutal Death. I suoni sono perfetti, le trame di chitarra sono facili da seguire pur dentro il marasma generale dei blast beat e delle cacofonie sui toni bassi. I brani sono tutti validi ma bisogna dire che i Cannibal Corpse danno il meglio di sé quando decidono di rallentare il passo, di spaccarti le ossa con martellate inflitte lentamente ma con violenza immane. Qua e là emergono inconfondibili rimandi ai mai troppo compianti Death, soprattutto in alcuni sprazzi degli assoli. D’altra parte, come dargli torto? Se proprio devi prendere spunto da qualcuno, meglio scegliere i migliori di sempre.

 

Carcass – Surgical Steel

Avrete già letto recensioni che dicono che questo dei britannici Carcass è il miglior “come back” di sempre. non si può che confermare. se ancora non l’avete ascoltato siete dei metallari imbecilli: procuratevelo immediatamente. l’album potrebbe essere tranquillamente posizionato a fianco di Heartwork, sia per lo stile che per la qualità dei pezzi. gli assoli sono quelli, la voce di Walker è lei, inconfodibile e abrasiva come sempre. l’ironia e l’arguzia dei testi è preservata. diciamo che non potendo avere un come back dei Death, per ovvi motivi, questo è il meglio che si poteva desiderare. il metal che piace e diverte, al meglio della sua forma.

 

Dream Theater – Dream Theater

mi piacciono, non ci posso fare niente. so cosa avrete da dire su di loro: troppo laccati, troppo leccati, prolissi, freddi, autoreferenziali, blah, blah, blah. ma ad ogni nuovo album, da parecchi anni a questa parte, finiscono immancabilmente in cima alla mia lista di ascolto. perché, semplicemente, mi piacciono. se su Octavarium si sentivano estesamente le tastiere liquide e le atmosfere eteree di certi Yes, qui i punti di riferimento evidenti sono i Rush e i Fates Warning (quelli di The Ivory Gates Of Dreams, per essere precisi). questo recente omonimo contiene un sacco di melodie orecchiabili e diversi assoli godibili. si sente la differenza nel drumming: Mangini vuole suonare più tamburi di tutti, ha le lattine di birra, i campanellini, trecento piatti di ogni forma e dimensione, le botti di rovere e mena fendenti in continuazione seguendo tempi che a tratti diventano veramente ostici. ma si tratta di momenti quasi sempre circoscritti alle intro o a intermezzi strumentali. complessivamente bellissimo.

 

Månegarm – Legions Of The North

i trolls passano dallo svedese all’inglese e inseriscono degli elementi di stile che danno l’impressione di volersi rendere vendibili ad un pubblico più ampio. a volte, soprattutto duranti i primi ascolti, pare di sentire gli Amon Amarth. altre volte si hanno fugaci sensazioni da Children Of Bodom o Ensiferum. ma questo non basta a screditare il lavoro del gruppo: sono troppo bravi e hanno troppe idee meravigliosamente entusiasmanti per essere sminuiti da questi particolari. il canto che passa con disinvoltura disarmante dal growl allo scream e poi al pulito. gli inserti di violino sono impagabili, il vero tratto distintivo. sfuriate Black, marce Death, il Folk che fa capolino ovunque. fa venire voglia di ballare e di lanciarsi a squarciagola nei ritornelli. promossi a pieni voti come sempre, rappresentano ormai uno dei migliori è più rappresentativi gruppi Metal in circolazione.

 

Kampfar – Kvass

Manieristici, se vogliamo, ma in senso positivo. senza presentare grandi elementi di innovazione, riescono a reinterpretare in modo fresco e personale le lezioni di mostri sacri quali Darkthrone, Mithotyn e Bathory. il loro è un Black con venature molto melodiche senza però sfociare nello stucchevole. la produzione è ottima, a livelli che non ti aspetteresti considerata la scarsa fama di cui godono. fa piacere che riescano ad andare avanti.

 

 

Scimmie standard

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Ho sempre pensato, in maniera molto naive, che, fra tutti gli animali, la scimmia fosse uno dei più avanzati e prestigiosi, presupponendo una dovuta restrizione alla nostra era geologica, ovviamente, dato che i dinosauri sono imbattibili, quanto a prestigio.

Pochi giorni fa ho scoperto, con mia grande soddisfazione e al di là di ogni ragionevole dubbio, che la mia posizione, razionale seppur intuitiva, è confermata dalla scienza: la specie alla quale apparteniamo non è altro che un esponente delle gradi scimmie africane (“we are fairly standard african apes“, diceva lo scienziato alla BBC). In particolare, le specie a noi più simili sono lo scimpanzé e il bonobo. La cosa mi ha inorgoglito e ha giustificato la mia spontanea propensione verso i bonobi, le scimmie che si inculano, piuttosto che verso i gorilla, con i quali condividiamo un più arcaico antenato. Perciò sappiate che, se mai doveste trovarvi nella scomoda posizione di condividere la vostra camera da letto con uno scimpanzé ed un gorilla, lo scimpanzé schiferà il gorilla e vi getterà le braccia al collo, riconoscendo in voi un proprio simile. poi, magari, vi mangerà la faccia, dato che gli scimpanzé sono bestie aggressive e violente (d’altra parte ci assomigliano). il pericolo non si pone con i bonobi, perché questi nostri evoluzionistici cugini prediligono risolvere le controversie sociali tramite rapporti sessuali. al massimo ve lo ritrovate nel culo.

Ciò premesso, possiamo facilmente acquisire maggiore consapevolezza rispetto alle recenti dichiarazioni di Calderoli. Forse vi ricorderete di lui per il suo ruolo di “Ministro della semplificazione” in un precedente governo e per aver incendiato un muro di carta che rappresentava le leggi inutili del nostro paese. o per aver scatenato una sommossa in Libia dopo aver mostrato (sghignazzando) una t-shirt con una vignetta disegnata sopra. o per essere una inemendabile testa di cazzo. o forse, più probabilmente, per il suo garbato intervento a proposito della attuale ministra della della Integrazione Cecile Kyenge. Calderoli ha affermato che

Quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare alle sembianze di un orango

Ciò è sbagliato sotto talmente tanti punti di vista da relegare Calderoli nella sezione “scemi buffi ma pericolosi” del nostro archivio. al comando, ora che Bossi è solo uno scemo, non più pericoloso.

Oltre a (al di là di) tutto il fin troppo facile sarcasmo che potremmo scaricare su Calderoli, resta un fatto, drammatico e incontrovertibile: Calderoli, come tutti noi, è una scimmia. una scimmia africana. una grande, standard scimmia africana. e se mai dovesse trovarsi nella scomoda posizione di condividere la sua camera da letto con un gorilla e un bonobo… be’…

Silenzio elettorale

la storia recente delle elezioni in Italia ci ha fatto sperimentare alcune delle candidature più esaltanti di sempre. Ricordiamo con piacere alcuni dei nomi più brillanti inseriti dai partiti nelle loro liste: Pippo Franco, Emanuele Filiberto di Savoia, Vittorio Cecchi Gori, Domenico Scilipoti, Nino Strano, Nicola Cosentino,  Luca Barbareschi, Iva Zanicchi e un sempreverde Ciriaco de Mita.

Ma le cose stanno per cambiare. Le prossime elezioni porteranno in parlamento un’armata di persone estranee al consueto circuito della politica. La nostra testata vi presenta un breviario che vi aiuterà ad orientarvi tra la vasta offerta a vostra disposizione.

Movimento cinque stelle.

Ispirandosi al concetto che ognuno, in quanto cittadino, è caldamente invitato ad impegnarsi e portare il proprio contributo di impegno e, soprattutto, di proposte, il M5S presenta l’insieme di candidati più eterogeneo e il programma più variegato. Abolizione dell’IMU, aumento dell’IMU, abolizione del precariato, abolizione delle centrali termoelettriche a pece, incremento del precariato, abolizione delle acciaierie a carbone, abolizione dei rigasificatori, abolizione delle multe, abolizione della pesca di altura con reti a strascico, abolizione dei dissuasori mobili in via del Pratello a Bologna, abolizione dei sindacati, abolizione dei contributi pubblici ai partiti, abolizione dei contributi pubblici alla stampa, abolizione dei partiti, abolizione di tutte le precedenti abolizioni. Reintroduzione della pena di morte per poi poterla successivamente abolire.

Il discorso politico è sostituito da una insalata di parole nella quale spicca il vocabolo “vaffanculo” come principale significante. C’è grande apertura verso le fonti rinnovabili, compresa l’installazione di tubi nel culo delle mucche per l’estrazione di metano pulito. Grande apertura verso i braccialetti per il riequilibrio elettromagnetico, le sfere magiche per lavatrici e il Feng Shui, perché mica penserete di sapere tutto voi, no?

Per ogni dubbio, ogni eletto del M5S sarà dotato di un computer portatile pagato di tasca propria con il quale potrà consultare Wikipedia e il sito di Beppe Grillo per farsi un’idea completa e informata su ogni questione.

Si vocifera che la prima proposta di legge sarà di affiancare il voto “vaffanculo” ai già esistenti “sì”, “no”, “astenuto”, per le votazioni in aula.

Partito delle Libertà

Di fronte alla crisi di consensi a cui il PDL è andato incontro nell’ultimo anno, Berlusconi ha deciso di semplificare al massimo l’offerta elettorale: sono candidate solamente persone appartenenti a tre categorie: avvocati lombardi, imprenditori siciliani e, per riequilibrare le quote rosa, veline e subrette. All’insegna della semplificazione anche le proposte politiche: promettere tutto e diffamare tutti. Niente di nuovo su questo fronte. Dove il PDL stacca davvero gli avversari è la campagna elettorale, organizzata come un circo itinerante, un baraccone permanente e onnipresente, nel quale si susseguono iniziative sempre più fantasiose e spettacolari. Dopo la finta lettera di rimborso dell’IMU, si avvicina la trovata finale, che romperà il silenzio elettorale: il palinsesto di domani delle reti Mediaset sarà rivoluzionato per contenere 24 ore di trasmissioni nelle quali Berlusconi comparirà nel ruolo di conduttore e ospite. Quiz, concorsi canori, interviste con se stesso, monologhi, spettacoli di danza, telegiornali, telefilm, eccetera. I punti salienti della giornata saranno “La Ruota Della Fortuna”, nella quale un Berlusconi brillante e disinvolto ripeterà per decine di volte la famosa gaffe di Mike Buongiorno “Signora Longari, mi è caduta sull’uccello”, l’edizione speciale di “Tempesta D’Amore”, nella quale un Berlusconi dimagrito e in splendida forma sfoggerà un paio di baffetti neri da torero e farà innamorare di sé la splendida Donna Carmelita, strappandola dalle grinfie del perfido marito, Don Bersaninho, e “Uomini e Donne”, dove Berlusconi, per l’occasione palestrato e a torso nudo, dominerà la scena in qualità di ambito tronista.

Attesissima anche la puntata di Master Chef, dove un severissimo Berlusconi, nei panni di affermato cuoco, giudicherà Brunetta, Bondi, Alfano e Bonaiuti che si sfideranno nella preparazione di alcune pietanze come insalata di cetrioli, pasta con le zucchine, finocchi bolliti, banana split, penne alla puttanesca. Divertentissime le salaci battute dello chef Silvio.

Partito Democratico

Smarrita la via della sinistra post comunista, della socialdemocrazia europea, della sinistra laburista di stampo anglosassone, dei democratici statunitensi e del Baath mediorientale, ciò che rimane del più grande Partito Comunista d’occidente sono solamente macerie dalle quali si cerca faticosamente di risorgere con colpi di propaganda e marketing a metà strada tra il patetico e l’imbarazzante.

Adesso nelle ex sezioni, rinominate “Circoli” (come quelli del bridge, e di Forza Italia) spicca un cartello: “In questo circolo non si parla di politica. Perché non sappiamo cosa dire.”

Si cerca di “reinventare” una ideologia affibbiando l’etichetta di sinistra a tutto ciò che i dirigenti, volubili come bambini, pensano sia la fissazione corrente della gente. Il principale fautore di questa tendenza è Matteo Renzi, che non esita a dichiarare “di sinistra” concetti come meritocrazia, privatizzazioni, parificazione delle scuole private, precarizzazione del lavoro, riduzione delle tasse, eccetera. Un po’ di tutto, insomma, basta che l’attenzione dell’opinione pubblica sia sufficientemente sollecitata sul tema.

In questo deserto i militanti vivono in una sorta di coma morale autoindotto. Ingannano se stessi e gli altri sui meccanismi costituzionali, sulla recente storia parlamentare del partito e evitano di porsi problemi di coerenza come: che posizione tenere sui temi “etici?”. Cosa pensiamo del precariato? Perché diciamo di voler cambiare la legge elettorale ma poi non facciamo niente? Perché diciamo da venti anni di volere una legge sul conflitto di interessi, ma poi non facciamo niente? Perché ce la prendiamo con la lentezza dei processi, ma poi non facciamo? Ma stavolta sarà differente, vero? Sì, come no.

La gente li vota per abitudine, un po’ rassegnata, un po’ spaventata a morte da un recupero di Silvio Berlusconi. E i dirigenti, su questo secondo punto, ci speculano più che possono, quasi che smaniassero per affermare pubblicamente che no, loro non hanno alcuna proposta credibile e sensata per il futuro, nessuna “cosa di sinistra”, nessuna visione e nessuna ideologia, solo un indistinto proposito di  tirare avanti come si può, facendo i conti un po’ meglio di quanto li sanno fare a destra. Fanno quasi schifo, ma attenzione: se non votate PD poi si rischia che torni Berlusconi. È questo che volete? Eh?

Rivoluzione Civile

Ingroia è tenuto costantemente sedato da una equipe di medici pagata da Di Pietro e De Magistris, da questo deriva l’effetto soporifero che induce ogni volta che lo si sente parlare. Ferrero si guarda intorno e si chiede come cazzo sia finito con questi alleati. Si viaggia su linee per certi versi accostabili a quelle del PD: il programma contiene tante belle cose, ma son lì solo per fare scena. Il vero obiettivo è sopravvivere agli sbarramenti e alle regole idiote di una legge elettorale progettata da un minus habens leghista tecnico dell’imbroglio. La coalizione di estrema sinistra è sempre stata una specie di sistema a saturazione: non importa quanti partiti ci metti dentro, le percentuali non si sommano. La quota totale si attesta sempre intorno al 4%. E si lotta per fare in modo che stavolta sia un po’ più, piuttosto che un po’ meno. Un sogno: perdere di nuovo, ma perdere meglio.

Il sobrio Monti

Nessuno si ricorda nemmeno il nome della lista, sappiamo solo che, in qualche forma, lì dentro è contenuta pure parte dell’UDC, il partito di Cuffaro, Cesa e di altri illustri e sobri protagonisti di famose vicende giudiziarie. Il sobrio professore aveva promesso, assicurato e rassicurato che, finita la legislatura, non si sarebbe ripresentato in alcuna forma. Infatti.

Con il suo stile sobrio e compassato, e quella cazzo di voce sintetica nella quale il politecnico di Milano si è dimenticato di impostare la variazione di tonalità, la gente tende a ignorare le grandissime cazzate che dice. Eppure, a sentirlo bene, ne dice tante. Alcune meriterebbero una risposta articolata, che non arriva mai.

Le riforme migliori se le tiene per quando, eventualità remota, dovesse vincere le elezioni. Nuova riforma delle pensioni: niente più pensioni. Nuova riforma del mercato del lavoro: niente più contratti di lavoro. Nuova riforma dell’Università: niente più soldi pubblici, considerati uno spreco. Riforma della sanità: privatizzazione di tutte le strutture sanitarie. Riforma della giustizia: privatizzazione delle carceri.

Piace anche a sinistra, per la sua sobrietà.

Fare tanto per fare

Sottotitolo: le cose fatte a cazzo. Oscar Giannino dimentica di inserire nel suo curriculum il master in sartoria afro-americana all’Università degli studi paritari di New Orleans ma, in compenso, lui o chi per lui, gonfia il profilo con due lauree mai conseguite (legge ed economia) più un finto master in economia alla stessa università di Chicaco nella quale insegna il suo compagno di partito Luigi Zingales che lo smerda pubblicamente con un post su Facebook, come si fa tra adolescenti rancorosi. Per Giannino è troppo: nonostante l’abbigliamento da pappone nero, l’uomo conserva ancora una dignità. Si pettina i baffi all’ingiù, per sottolineare il rammarico e, vestito nel suo zoot più sontuoso, annuncia il proprio ritiro.

Ora manca solo un reato, possibilmente finanziario, e, al prossimo giro, avrà il curriculum in regola per presentarsi col PDL. Per lui non tutte le speranze sono perse.

Per un pugno di dollari

Non si può dire che questa sia la cosa peggiore che Berlusconi abbia mai detto, non dopo che è andato ad offendere la verità storica sul fascismo durante l’inaugurazione del museo della Shoa. Tuttavia la proposta di restituire l’IMU, nei modi nei contenuti, è oscena. La cosa oscena non risiede tanto nel fatto che sia “demagogica”, come dice Bersani. è evidente che è demagogica, come pure lo è l’ottanta per cento delle proposte che vengono fatte durante una campagna elettorale (comprese quelle del PD). non è supportata da considerazioni di bilancio, non si spiega quale possa essere la copertura, non si indica un’alternativa. così come è stata fatta è impossibile. L’osceno non sta nemmeno nel fatto che quella tassa è stata introdotta, fra le altre cose, perché il paese stava per fallire, e se ora dovesse essere “restituita”, tutta in un colpo, immagino che le cose debbano peggiorare drasticamente.

L’osceno sta nel fatto che Berlusconi si propone di comprare, letteralmente, il voto. come un caporione mafioso. come un padrone ottocentesco. io mi sento offeso da questa proposta, sul piano personale e sul piano civile. l’idea che ha Berlusconi, l’idea di un popolo che rinuncia ai propri diritti in cambio di soldi, mi fa paura, mi fa temere per il futuro.

Rilevo con nostalgia e tristezza e sconcerto e delusione e paura e nausea e riluttanza che il periodo d’oro dei blog è morto e finito e sepolto e riesumato e spostato nell’ossario. ma soprattutto con nostalgia. non faccio più post. non perché non mi piaccia più scrivere o non abbia più idee, come quella di non mettere mai più dico mai più la maiuscola dopo un punto come faceva Bukowski. o quella di rinunciare ad ogni tipo di punteggiatura che non sia il punto, punto. o di essere deliberatamente incoerente. il fatto è che la mia personale battaglia contro facebook, inevitabilmente destinata al successo, darà i suoi frutti solamente fra 5 anni almeno, secondo le mie previsioni. pertanto mi pesa essere momentaneamente condannato all’oblio.

ma tanto per non essere parchi di materiali succosi e interessanti vorrei riesumare una polemica nonché sarcastica comunicazione che ebbi modo di inoltrare tempo fa a un cospicuo quantitativo di miei corrispondenti internet.

A parte Tolkien, che ci piace sempre parecchio, a noi di destra, per la metaforica rilettura della morte e risurrezione del Messia (più tardi ampiamente rielaborata dai Black sABBAth, mamma mia!), anche Marinetti (Filippo Tommaso) e le teorie del futurismo non sono male. Ecco uno spunto che lascia afasici, esterrefatti e fa cadere i coglioni (per chi ce li ha)… in una parola: disarmante.

Da “Manifesto del Futurismo”:
9 – Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

Da “Zang Tumb Tumb”:

ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrare
spazio con un accordo tam-tuuumb
ammutinamento di 500 echi per azzannarlo
sminuzzarlo sparpagliarlo all´infinito
nel centro di quei tam-tuuumb
spiaccicati (ampiezza 50 chilometri quadrati)
balzare scoppi tagli pugni batterie tiro
rapido violenza ferocia regolarita questo
basso grave scandere gli strani folli agita-
tissimi acuti della battaglia furia affanno

Metrica: Ende-fanta-quinque-futu-sillabi giambici.

Non fiori, ma Opere

La ripresa delle proteste contro la costruzione della TAV (acronimo di “Trena ad Alta Variabilità”) in Val di Susa, riapre le polemiche sull’opera. Tra le tante autorevoli voci che si sono alzate in difesa, o a critica, della linea ferrovia, spicca quella del governatore del Piemonte Roberto Cota, intellettuale, pedagogo, leghista e, in quanto tale, convinto europeista, che in due giorni consecutivi ha piazzato un paio di memorabili sillogismi. Il primo: senza la TAV possiamo dire addio agli investimenti stranieri in Italia. Il secondo: i contestatori sono finanziati da una lobby che ha interesse a che il Piemonte non si sviluppi.

Entrambe affermazioni sono inquietanti, in particolare la seconda, che lascia intravedere una infida congiura neo-borbonica ordita ai danni di una regione la cui unica colpa è stata quella di annettere al proprio regno metà della penisola, brutalizzando le popolazioni assoggettate del sud Italia. Evidentemente c’è qualcuno nel regno delle due Sicilie che ancora non si è riconciliato con i tempi di Cavour.

Le parole di Cota alimentano il dibattito a proposito di altre grandi opere in progetto nel prossimo futuro e su alcune delle principali grandi incompiute di questo paese. Vediamone qualche esempio.

Tunnel Ginevra – Gran Sasso.

Ebbene sì, ancora una volta la saccenza di una sinistra retrograda e regressista, ancorata a beceri precetti del passato come quelli di uguaglianza e diritto al lavoro, ha perso un’occasione per tacere: vi ricorderete gli sbeffeggiamenti di cui fu vittima il nostro ex-ministro della pubblica istruzione quando lasciò intendere che esisteva un tunnel tra il CERN di Ginevra e il laboratorio del Gran Sasso, attraverso il quale venivano irraggiati neutrini. Certo, si trattò di una gaffe, ma soltanto perché svelava con eccessivo anticipo un progetto già in cantiere. Adesso la nostra testata è in grado di rivelare senza più dubbi che il tunnel si farà, e permetterà non solo a neutrini, di viaggiare, ma anche a persone e merci, grazie ad un comodo tapis roulant a otto corsie. Già pronto lo slogan per il taglio del nastro: “Verso l’Europa, più veloci della luce”.

“Il collegamento faciliterà enormemente i collegamenti tra Sud Italia ed Europa”, racconta Gianzillone Filonacci di Borbone, presidente del consiglio di amministrazione di NeutriTunnel 2012, società che controlla il consorzio per i lavori, “era dai tempi dei normanni che aspettiamo di essere liberati dal nostro secolare isolamento. Un tunnel che colleghi il Sud al centro dell’Europa, dal quale i napoletani possano liberamente sgorgare, è sempre stato il sogno di ogni meridionalista, da Salvemini in poi.”

Ma anche in questo caso, non mancano le proteste. “Si tratta di contestatori isolati”, risponde Filonacci di Borbone, “gente finanziata da una lobby anti-meridionalista che ha interesse affinché il Sud non si sviluppi”.

Raccordo Lugano – Porlezza.

Da tempi immemori i paesi che si affacciano lungo le rive italiane del Lago di Lugano sono oppressi da un isolamento che rende inaccettabili le condizioni di vita degli abitanti della zona e paralizza lo sviluppo. Già nell’800 la situazione venne amaramente delineata in “Piccolo mondo antico” da Fogazzaro, sostanzialmente un violento atto di accusa nei confronti dell’amministrazione austriaca, che condannava all’isolamento le località di Valsolda e Cressogno, i cui abitanti sono costretti tutt’oggi a spostarsi su precarie bagnarole prive di ogni standard di sicurezza anche solo per recapitare una ventiquattrore imbottita di contanti alle banche svizzere, affrontando le durissime condizione del Lago in tempesta. Ma il progetto, già pronto, di un avveniristico viadotto costruito laddove ora siamo abituati a vedere le perigliose acque, risolverà per sempre questa situazione. Il Lago è piatto e perciò non costringe alla costruzione di tunnel, abbastanza largo da permettere un’autostrada a 27 corsie. Esulta la feder-commercialisti della Lombardia: portare al sicuro i propri cari in caso di invasione austro-ungarica non è mai stato così facile. Non mancano tuttavia gli oppositori, ma Brambillo Evadendi, presidente del consiglio di amministrazione di “Arrivederci Lugano Bella”, società che controlla la costruzione, è ottimista: “si tratta di una sparuta frangia di persone finanziate da una potente lobby austro-ungarica, animate da un unico interesse: impedire lo sviluppo di Porlezza”.

Ponte aereo Cervino – Monte Bianco.

Inizialmente nato da una geniale intuizione dell’ex-ministro della Pubblica Istruzione Maristella Gelmini, che ha inteso in senso letterale l’espressione “ponte aereo”, il nuovo grande progetto promette di aiutare lo sviluppo delle Alpi e di liberarle dal loro secolare isolamento rispetto al resto d’Europa. Si tratta di una enorme piattaforma di cemento sostenuta in volo da gigantesche pale eoliche riconvertite in eliche, azionate da motori a fissione nucleare. Collegherà i rifugi posti sulle sommità dei monti Cervino e Bianco, dando finalmente respiro europeo ad una attività stanca e asfittica come quella dello sci alpino. “Era dai tempi di Annibale che non ci giungevano notizie dal resto d’Europa”, dichiara Oetziello Glacious, presidente di “Un ponte per l’Europa”, società che supervisiona i lavori, “ora finalmente, grazie a questo progetto, ci sentiamo di nuovo parte di una società in pieno sviluppo. I vantaggi saranno innumerevoli, grazie ai collegamenti rapidi via sci tra Francia, Italia e Svizzera”. Purtroppo i lavori sono rallentati delle manifestazioni di alcuni oppositori. “Ci accusano di scarsa attenzione ai problemi ambientali, ma è falso: quello che si poteva cementificare in superficie ormai è già cementificato. È per questo che portiamo il cemento in quota, sopra la superficie”, risponde Glacious, “tra l’altro gli oppositori sono un sparuta minoranza, generosamente finanziata dalla lobby dei Cartaginesi, che da secoli trama per far cadere sotto dominio africano le cime alpine.”

Autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria.

Tra tutti i progetti ancora in fase di costruzione, questo è sempre apparso il più ambizioso e avveniristico: la costruzione di una autostrada a 4 corsie tra le regioni a maggior densità mafiosa del mondo, con o senza tunnel, rappresenta da sempre una sfida ai limiti delle capacità umane. Già negli Annales di Tacito si parla di un mitologico collegamento tra Pompei e le rive dello Ionio percorribile vie terra con carri trainati da bestie da soma o a piedi, con bisacce e bastoni da viandante. Da allora la situazione non è cambiata molto: ogni estate si possono vedere carovane di bestiame che si incolonnano su piste battute, lungo il tragitto sul quale, secondo il navigatore TomTom, già dal 1962 dovrebbe estendersi il tracciato della mitica A3. Ma gli amministratori locali e il governo non si arrendono di fronte alle difficoltà incontrate fino ad ora. “Ci sono due esigenze contrastanti che si combattono”, racconta Favio Ncolpontestaevvia, sindaco di Roccaraso a Pizzo, “da una parte la necessità di spostare rapidamente rifiuti tossici, droga e latitanti tra sud e nord Italia, dall’altra quella di succhiare soldi allo stato come fossimo vampiri, per poter finanziare il traffico di rifiuti e droga. Aspettiamo fiduciosi il giorno nel quale Don Ciccio Sciolgoinacido, presidente di Salire a Salerno, società che presiede i lavori, si renda conto che la seconda è prioritaria, e sblocchi così i lavori”. D’altra parte l’opera appare come fondamentale, condizionando il prosieguo degli investimenti nel sud Italia. Nonostante ciò, non mancano le opposizioni e le contestazioni. “Ma non contestano mai per più di una volta”, ci rassicura il sindaco Ncolpontestaevvia, “si tratta di una frangia ideologica mossa semplicemente dal desiderio di vedere il sud non sviluppato, finanziata da una lobby di qualche tipo in qualche modo, e ora fatti i cazzi tuoi e fuori dai coglioni!”

Il tempo necessario

Non ho visto lo spettacolo di Fiorello perché non ho il televisore (il televisore, non “la televisione”), ma mi aspetto (correggetemi pure, e redarguitemi se mi sbaglio) che sia la solita maialata noiosa indigeribile, con sprazzi di umorismo (magari sincero) annegato in un sabbiamobilaio di canzonette, interviste, pubblicità e promozioni. Non sarà mica un nuovo Mistero Buffo o un altro Avanzi, no?
Il fatto che raggiunga dodici milioni di spettatori introduce un fastidioso sospetto nelle mie considerazioni: il sospetto che questo sia un altro sintomo (e l’ennesima vittoria) di quello che alcuni chiamano “Berlusconismo”, tanto per eponominare un fenomeno con lo stronzo più grosso che l’ha incarnato. Come i festeggiamenti in piazza con quelle maschere di vendetta (o cosa cazzo sono). È il sospetto (ma correggetemi pure se sbaglio, e contestatemi e distruggetemi dialetticamente) che anche per distinguere un alimento commestibile da un qualche tipo di merda, ormai, ci serve molto tempo.